I risultati del questionario "Rispondi al futuro"

Vota questo articolo
(1 Vota)

Il 25 novembre sono stati presentati a Roma i risultati del questionario “Rispondi al futuro” realizzato da C.Re.S.Co (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea). Cresco è un progetto nato per “mettere assieme gli operatori e gli artisti italiani della scena contemporanea e farli lavorare congiuntamente per costruire un progetto e una sensibilità che siano insieme poetici e politici, necessari per continuare a creare bellezza e pensiero ma anche funzionali alla difesa della dignità lavorativa di chi opera in questo settore, al recupero di un ruolo riconosciuto per gli artisti del contemporaneo nel contesto

Rispondi al futuro è un censimento, commissionato e realizzato dalla Fondazione Fitzcarraldo, che ha lo scopo di analizzare e studiare il mondo del lavoro nel settore dello spettacolo, le sue modalità, i meccanismi, le variabili più ricorrenti. La lettura dei 1122 questionari raccolti ha dato come esito una mappa interessante.


Le imprese

Parliamo di dati e quindi è bene iniziare da quelli economici: la dimensione economica complessiva delle imprese dello spettacolo che hanno risposto è di circa 38 milioni e mezzo, un dato in crescita rispetto al 2008 (anche se di un solo 1 e ½ per cento).

La forma di gran lunga più utilizzata per lavorare nel mondo dello spettacolo è l’associazione (la fondazione e la cooperativa vengono in genere scelte da realtà economicamente importanti), la distribuzione geografica vede il Lazio al primo posto in Italia (31%), con uno stacco netto di 15 punti percentuali rispetto alla Lombardia, seconda; tuttavia c’è da considerare che le realtà del Nord, unite rappresentano il 30% delle imprese che ha risposto al questionario. L’attività principale, per chi si occupa di spettacolo, è la produzione che, in larga parte, avviene con un supporto finanziario dei contributi pubblici pari a quello dei finanziamenti privati. In particolare, piccole e medie imprese riescono a mantenere un equilibrio tra le due fonti di finanziamento, mentre per le grandi strutture i contributi statali sono ancora una voce molto importante del budget annuale.

Un altro dato da sottolineare è che la stragrande maggioranza delle imprese contattate è molto “giovane”, solo il 4% è nato prima degli anni 80.


Chi lavora nello spettacolo?

I 925 questionari compilati hanno dato una leggera prevalenza alle donne; l’età media del gruppo più ampio tra i lavoratori dello spettacolo è tra i venticinque e i trentacinque anni, ha un titolo di studio superiore ed ha iniziato a lavorare intorno ai ventiquattro anni, con quattro anni di anticipo quindi rispetto alla media nazionale delle altre professioni.

Principalmente impiegati nel teatro, con contratti a tempo determinato, i lavoratori del settore si dedicano anche ad altre attività, tipicamente all’insegnamento nel caso di personale artistico, e alla comunicazione, ufficio stampa nel caso di lavoratori amministrativi o dei reparti di organizzazione e produzione.

È interessante notare la discrepanza tra i dati del questionario e quelli dell’Enpals per quanto attiene la qualifica e il ruolo di chi ha risposto, oltre un terzo del totale infatti non coincide con i dati dell’Ente. In particolare uno scarto di alcuni punti percentuale è da segnalare tra le professioni “tecniche” e tra gli amministratori, mentre la professione di attore si attesta al primo posto sia per Rispondi al futuro sia per l’Enpals.

Il sussidio di disoccupazione è stato sino ad ora il tipo di ammortizzatore sociale più utilizzato e i soggetti intervistati hanno dichiarato di percepire meno di 10.000 euro l’anno in oltre il 57% dei casi.


Quanto siamo (in)felici?

L’analisi dei dati, così come sono stati raccolti da Rispondi al Futuro dà un valore medio di 56 in una scala da 1 a 100. I responsabili del progetto hanno identificato quattro gruppi, e li hanno così divisi:

51%, “precari e scontenti”: un lavoratore su due del settore dà un voto in media corrispondente a 43 rispetto alla grado di felicità relativo al proprio lavoro. Sono non solo il gruppo più importante, ma anche la forza più preziosa, i giovani tra i 26 e i 40 anni, che hanno già maturato una discreta esperienza (visto anche l’età di inserimento) ma un reddito medio bassissimo. In un anno il 51% dei  giovani lavora in media, ai fini Enpals, solo 46 giorni.

25% “Sulla linea di confine”: sono un po’ più maturi del primo gruppo (hanno fino a 45 anni) ma non sono ancora riusciti a stabilire una routine di lavoro che garantisca stabilità e felicità: guadagnano infatti in media intorno ai 16.000 euro e lavorano 100 giornate l’anno. Danno un voto pari a 58 nella scala di felicità

Il quadro si ribalta se si analizzano i dati dei più giovani (13% del campione) – che gli estensori dell’analisi finale di Rispondi al futuro hanno etichettato sotto la dicitura “L’entusiasmo degli esordi”. Nonostante le mancate risposte sul reddito danno un valore 82 al grado di felicità.

Meno felici (78), ma più realizzati e decisamente più ricchi, sono i lavoratori che fanno parte del 10% restante, sono “I realizzati”, hanno in media 46 anni e lavorano da venti, registrano una media superiore alle 110 giornate lavorate all’anno.

Il gruppo di ricerca che ha seguito il questionario è composto da Ugo Bacchella, Alessandro Bollo (supervisione scientifica) e Luisella Carnelli, complessivamente sono stati valutati 171 questionari relativi alle imprese e  949 questionari relativi agli operatori.

© Chiediteatro s.r.l.- P.I. 11168961008 | Tutti i diritti sono riservati. Powered by Tembo | Communication Design

Login